Prima di ogni cosa, credo sia doveroso rivolgere un apprezzamento a Giacomo Profilo, autore di questa commedia tragicomica “Pe nu Piezzu te Pane”, con la quale ha saputo fornire un testo sicuramente destinato ad occupare un posto importante nella produzione del teatro in vernacolo salentino.
E’ uno spaccato della vita normale che si svolgeva qualche anno fa, precisamente tra gli anni settanta - ottanta, in un noto rione della città, la Chiesa Greca, con tutte le sue problematiche, i suoi traffici, le sue paure, le sue povertà, le sue ansie, i suoi amori, le sue prostitute, i suoi attori meravigliosamente riproposti e riportati sulla scena. Quasi tutti i personaggi sono realmente esistiti, ancora esistono; sono veri.
“Pe nu Piezzu te Pane” è “storia” leccese, una pagina che si allontana per certi versi dalla “tipicità” che caratterizza quasi tutte le opere finora prodotte. Un registro comico pervade tutta la commedia, ma è una comicità che diventa umorismo nel senso pirandelliano del termine: misto di comico e di tragico. Fa ridere, sorridere e riflettere, ma si tratta di un umorismo amaro tendente quasi alla tragedia.
Tutto si svolge nell’arco di una giornata, come se l’autore volesse rispettare la regola dell’unità di tempo, teorizzata da Aristotele e divenuta poi norma assoluta e vincolante che ha condizionato a lungo gli autori, secondo la quale un’azione drammatica, oltre a svolgersi nel medesimo luogo ed essere incentrata su una vicenda unica, deve occupare un’intera giornata.
Non ho ancora avuto il piacere di assistere alla rappresentazione di “Pe nu Piezzu te Pane”, ma solo l’opportunità di leggerne il testo - ed è per questo motivo che mi riservo di esprimere giudizi e riflessioni in altro momento e in altro luogo
Prof. Antonio Romano
I.T.C. Olivetti” Casa Circ.le Lecce